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Katabasis e Mares per una giornata indimenticabile

Il 4 giugno 2016 a Lacona, Isola d’ Elba,  si è disputata la prima edizione di “ Mares Open Day” organizzata da Katabasis Freediving Center nell’ambito della Spearfishing Week all’Isola d’ Elba. Clicca qui per vedere una bella sequenza di foto realizzate durante la manifestazione.
Scopo dell’evento è stato di mettere a disposizione degli apneisti e dei pescatori interessati le ultime novità di Casa Mares, dando loro la possibilità di provare con mano ogni componente dell’attrezzatura ad oggi presente su mercato relativo all’Apnea ed alla Pesca in Apnea.
Grazie alla disponibilità del “Camping Lacona” sono state effettuate  prove di balistica in piscina, messa completamente a disposizione, seguite successivamente dalle sessioni di pesca in Mare. Per garantire la massima sicurezza entrambe le sessioni sono state coordinate da Carlo Boscia e Giovanni Bianco,  rispettivamente Trainer ed Istruttori di Apnea per la didattica SSI Freediving.
L’evento ha riscosso notevole interesse fra gli appassionati dando la possibilità ad esperti e neofiti di confrontarsi in un sano spirito di confronto non competitivo; ora per gli appassionati non resta che continuare a sperimentare in mare, nella lunga estate che ci attende, le tecniche e l’ attrezzatura illustrate durante l’evento
Arrivederci nel 2017!!!

Carlo e Giovanni

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Come ho imparato a compensare.

GioRicordo benissimo la prima volta che sentii parlare di compensazione, ero a Gallipoli e facevo snorkeling con mio padre, mio zio e mio fratello maggiore. Avevo poco più di 6 anni e nonostante cercassi in tutti i modi di andare giù non ci riuscivo, mi sentivo come un galleggiante da pesca, scendevo un pochino ma poi tornavo a galleggiare in superficie.
Chiesi a mio padre perché io fossi l’unico a non riuscire a scendere, avevo la maschera, le pinne, addirittura lo snorkel con il tappo giallo, affinché non mi entrasse acqua in bocca, e lui mi disse “GIUA’ MA NUN POTI SCINDIRE CI TIENI LI BRACCIOLI” che tradotto in italiano significa “Giovanni non puoi scendere se indossi i braccioli”.
Dopo una breve discussione e una prova in acque che oggi definirei confinate, papà accettò di farmi togliere i braccioli. Ci allontanammo un pochino dalla spiaggia e preso un po’ di coraggio provai a fare una capovolta convintissimo di andare a prendere una conchiglia su un fondale che non superava i cinque metri. Avvertii subito un fastidio sulle orecchie, una pressione forte e poi del dolore, interruppi la discesa e tornai in superficie.
Appena riemerso mio zio mi chiese perché fossi tornato in superficie come una freccia e io gli risposi che avevo avuto male alle orecchie. Lui mi guardò e tutto fiero mi disse: “Adesso lo zio ti insegna a compensare”.
Mio zio è un bravo sommozzatore, ma non vanta spiccate capacità di insegnamento, la sua spiegazione fu: “Quando ti fanno male le orecchie pinza il naso e soffia, se il fastidio passa puoi scendere ma mi raccomando se il dolore aumenta risali immediatamente altrimenti ti rompi i timpani e diventi sordo”.Zuccari
Da quel primo approccio il ricordo si sposta ad un altro giorno. Sono sul fondo del mare a giocare con la posidonia e la compensazione non è più un problema, porto la mano al naso e la pressione sparisce, so compensare!!!
A quattordici anni feci il mio primo corso di Apnea e cominciai a praticare la Pesca subacquea. Durante le lezioni del corso ero attentissimo, cercavo di apprendere tutto ciò che potevo e finalmente mi spiegarono perché bisognava compensare le orecchie e le varie Tecniche di Compensazione per l’Apnea.
Quel giorno per me fu molto importante. Sentii parlare per la prima volta di VALSALVA, MARCANTE ODAGLIA ( FRENZEL ) e una manovra strana che poche persone erano in grado di fare che permetteva di compensare le orecchie senza l’utilizzo delle mani.
Non vi nascondo che avevo un po’ di confusione, le dinamiche della compensazione in quegli anni non erano ancora troppo chiare ma dal momento in cui riuscivo a scendere senza problemi decisi di provare a compensare senza utilizzare le mani. Non avevo ricevuto alcuna informazione su come effettuare quella tecnica, sapevo solo che era possibile farlo.
Ero a pesca con un caro amico, Fabio, in un posto chiamato la Ritorna. Feci la capovolta e iniziai la discesa, subito avvertii la pressione e cercai di compensare muovendo qualcosa nella bocca. Sentii come un sibilo passare nelle orecchie e la pressione scomparve dai timpani. Scesi qualche altro metro e di nuovo si sviluppò la stessa dinamica, entusiasta di questa nuova consapevolezza tornai in superficie per raccontare tutto al mio amico che nel frattempo aveva catturato un bel saragone.
Lui mi chiese in che modo ci riuscissi ma le mie conoscenze di allora non mi permisero di dare una risposta tecnica alla sua domanda. La mia compensazione come quella di molti era ancora istintiva e inconsapevole.
ManaNel 2013 ho frequentato uno stage di Yoga e Apnea tenuto da Federico Mana presso KATABASIS Freediving Center, ed è proprio in quella occasione che molti dei miei dubbi circa la compensazione hanno avuto risposta. Ho capito la vera differenza tra le tecniche di compensazione ed ho scoperto che la tecnica che utilizzavo si chiama HANDS FREE.
Proseguendo nei corsi di Apnea e frequentando altri stage con atleti internazionali come Mana e Zuccari ho appreso tecniche di compensazione evolute che mi hanno permesso di spostare sempre più i limiti compensatori.
Oggi sono un istruttore di Apnea e come esperienza personale posso dire di avere aiutato numerose persone che avevano difficoltà a compensare, difficoltà che il più delle volte sono legate ad errori di tecnica e che sono state superate grazie all’ utilizzo di esercizi specifici. Ritengo che manuali di testo come La compensazione in Apnea e La compensazione evoluta siano fondamentali per imparare i processi meccanici che sono dietro la compensazione.Esercitazioni
Affidarsi a persone competenti è sicuramente una scelta vincente, che permette di avere nell’ immediato un feedback che può accelerare notevolmente il processo di apprendimento.
Non dimenticherò mai la soddisfazione che ho provato la prima volta che sono riuscito ad insegnare la manovra di Frenzel ad una allieva. Una ragazza che nonostante fosse molto acquatica non riusciva a superare i cinque metri di profondità. Mi diceva che forse per lei scendere era impossibile, che magari aveva qualche problema fisico per il quale non riusciva a compensare, ma passo dopo passo, durante lo stage sulla compensazione base qualcosa cambiò, fino ad arrivare al quinto giorno.
Dopo esserci esercitati a lungo con gli esercizi di compensazione a secco e in mare, abbiamo lasciato il cavo per staccare e goderci una bella immersione ricreativa nei fondali dell’Isola d’Elba. E fu proprio allora che, abbandonando lo stress accumulato, gli sforzi fatti fino a quel momento tornarono utili e lei riuscì a compensare. Era la prima volta che le accadeva, era a quindici metri e non se ne era neanche accorta. Quando tornò in superficie scoppiò in un pianto di gioia e mi disse che era la persona più felice del mondo!!!
Il sorriso nei suoi occhi è stato qualcosa di impagabile.esercitazioni1
Questa è solo una piccola storia, che spero sia servita a raccontarvi un po’ di me, cosi magari quest’ estate mi racconterete qualcosa di voi…

Giovanni Bianco

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Con Vassilis fra le Sporadi: quando la Vela incontra la Pesca in Apnea

Partire per un viaggio mi emoziona sempre…
Passare indifferente fra la calca di turisti di un volo economico della Ryanair è come quando durante la pesca in apnea arrivi su un branco di tanute o perchie… loro non ti interessano e tu non interessi a loro: devi solo condividere il breve momento di quell’apnea.
All’arrivo ad Atene scopro che qualcuno a cui tengo moltissimo mi sta aspettando e per continuare la metafora potrebbe essere una grossa cernia, con tanta esperienza che per l’occasione del mio arrivo lascia le profondità per accoglierti: Vassilis in arte Grouoperino.
Il suo aspetto è profondo di uno sguardo abissale, capace di accogliermi con un calore che sa di casa con il suo classico “Welcome my friend”.
E’ un incontro su più livelli: profondo rispetto per quello che facciamo nella nostra vita (apnea e pesca per intenderci) e leggerissima spensieratezza e ironia nel prenderci in giro con tantissimo affetto. Ci attende una notte ad Atene dove il mio amico mi farà sentire la persona più importante del mondo portandomi nei locali del centro di Atene e presentandomi i suoi amici apneisti e pescatori. Trovarli in quella grande confusione fra consumatori accaniti di alcool e sigarette è come scovare pietre preziose, ben nascoste in un negozio di bigiotteria…La serata volge al termine, sono stanco e dopo un meritato riposo il mattino dopo siamo pronti per partire. 
Atene – Volos è un tragitto di circa tre ore di macchina con il finestrino di destra che comincia a suggerire che la destinazione è qualcosa che a che fare con il paradiso…
IMG_20150613_150611E finalmente ecco la barca ormeggiata al porto.
E’ un Ocean 49 piedi di costruzione greca, circa 15 metri di barca a vela, con 4 cabine, 4 bagni, un pozzetto molto grande e ampi spazi per mettere tutta l’attrezzatura di cui disponiamo. 600 litri di acqua e 400 litri di gasolio già imbarcati lasciano presagire un ottima autonomia per gli spostamenti che faremo fra le isole;
e’ tempo di imbarcare i nostri bagagli , l’attrezzatura, scegliere le cabine, fare il check in e non per ultimo fare cambusa, che per i terrestri vuol dire fare la spesa. OK sono le 6 pm… siamo pronti per partire per la prima navigazione che ci porterà all’isola di Trikery, dove passeremo la notte all’ancora. 
L’equipaggio ben presto comincia a interagire e quindi di seguito una breve descrizione così che possiate conoscerlo anche voi!
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CARLO
ovvero io, skipper, esperto in navigazione con conoscenza della pesca in apnea.
VASSILIS pescatore eccezionale, conosce le isole come le sue aste(!) e ci indicherà i posti più adatti, con fondali promettenti.


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CLEOPAS
: originario di Saloniky, gestisce una ditta di trasporti, appassionato di pesca, non troppo alto e neanche troppo magro ma di una simpatia dirompente una specie di Toto’ greco che parla un mix fra greco/inglese e tedesco.

 

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ALEX: il più esperto dell’equipaggio nella navigazione, avvocato di professione, con uno sguardo furbo e vispo. Bella persona, capace di mettersi in gioco e sempre disponibile per una bella conversazione innamorato del suo fucile Phantom 75…

 

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CRISTOFOS: Il più giovane dell’equipaggio, diciottenne dall’aspetto di una rock star con le movenze discrete di un adolescente fra il timido e il curioso. Ama la pesca e negli occhi ha quello che si definisce il fuoco sacro che alimenta la voglia di imparare.

 

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KATERINA: scintillante fiamma di passione per la pesca in un mare che le fa da contorno. Sempre allegra e disponibile e pronta a buttarsi in Mare armata del suo fucile e di tutta la sua attrezzatura ai massimi livelli. Operatrice turistica di professione ha avuto, oltre che con l’equipaggio, un rapporto molto intenso con il suo telefono per questioni di lavoro, pur trovando sempre lo spazio per dedicarsi al resto.

E così dopo la prima notte in una baia all’ ancora navighiamo per l’intera mattina e arriviamo a Skopelos per la prima sessione di pesca. Osservare l’equipaggio prepararsi nella vestizione è’ come ascoltare un preludio che precede un pezzo di musica hard rock; non c’è agitazione, ma una sottile frenesia, dettata da una voglia incontenibile. Sotto di noi la mangianza che scorgiamo dalla superficie preannuncia che c’è vita lì sotto. Si parte a coppie per la prima sessione e le aspettative non sono deluse. Saraghi, corvine, barracuda e di tanto in tanto qualche avvistamento di dentici, cernie che per ora preferiscono non farsi avvicinare.
Personalmente scelgo di dilettarmi in qualche aspetto non troppo profondo, intorno ai 20 metri, ma intuisco che qui l’agguato a quelle quote è più redditizio.
Cominciano i primi incontri con i saraghi che nel mare da dove provengo sono molto più restii a farsi avvicinare e il mio pneumatico MARES HF 110 non tarda a lasciare il segno. Un paio di corvine ed un barracuda completano il mio carniere: sono soddisfatto e dopo circa 3 ore rientro verso la barca che ho sempre tenuto sott’ occhio trovando il resto dell’equipaggio sorridente e indaffarato nella vestizione.IMG_20150619_200330
Stivare l’attrezzatura, pulire il pesce e fare rotta verso un porto sicuro ci prende tempo che va considerato come parte integrante della nostra giornata, che culmina con un’altra splendida notte in una baia all’ancora. Domani faremo rotta sull’isola che tutti abbiamo nel cuore: Skyros, dove la leggenda narra che la Dea Teti nascose il suo beneamato Achille per proteggerlo dalla guerra di Troia; ma Ulisse, astuto, non tardò a scoprirlo per aprirgli la porta per il suo destino… Sapere di navigare un mare di storia mi emoziona portandomi in una sorta di sindrome di Stendhal.
7 ore di navigazione, aimè a motore per assenza di vento e ci siamo. Skyros ci accoglie splendida, verde dai contorni blu di cielo e di mare, silenziosa, selvaggia e promettente…DCIM100GOPRO L’ancoraggio negli spot per la pesca è forse ciò che più mi impegna come skipper, poiché spesso non si cala l’ancora in una baia ben protetta (prassi per ogni diportista), ma su una secca ai margini di speroni rocciosi… Ma è ciò per cui sono qui e con l’ausilio di tutto l’equipaggio (grazie in particolare ad Alexander, un vero anchor-man) riesco sempre a trovare un punto d’incontro fra una barca a vela di 15 metri e le esigenze di chi pesca fino a 30 metri in profondità: una sorta di equazione della quale oramai conosce le variabili e spesso la risoluzione
Vassilis parte veloce con Katerina verso fondali impegnativi mentre Alex, Cristof e Cleopas, si buttano nel medio/basso fondale, io mi spingo controcorrente…la battaglia ha inizio.
Comincio catturando qualche sarago, con aspetti e cadute, ai limiti dei 25 metri. Sto bene e sorrido quando vedo anche belle corvine, tranquille e sornione. Ma ad un tratto accade la magia: un lastrone di granito mi appare e decido di prepararmi per un agguato. Scendo silenzioso e alla profondità di 16 metri lo raggiungo con disinvoltura. Con sorpresa scopro che sotto non vi è una semplice tana, ma una vera e propria grotta, larga circa 15 metri e profonda almeno 10. IMG_20150619_103134Appena i miei occhi si adattano alla luce vi scorgo dei saraghi sulla mia sinistra, tutti sopra i 500 grammi, un paio di corvine, ma mi accorgo che una cernia che stimo attorno ai 3-4 chili mi guarda, con quella curiosità che spesso le è fatale. Plano dolcemente ed è a tiro. “Pesce preso” penso sorridendo, ma il meglio deve ancora arrivare. Dietro di lei, sua sorella maggiore… 8-9 kili di cernia, questa volta in posizione trasversale, mi si staglia fra la sabbia e la parte finale della inaspettata camera sottomarina. Ogni scelta è una rinuncia, questo l’ho imparato e scelgo di rinunciare ad una preda già acquisita e tentare il colpaccio. Mi avvicino, lento, alla gatto Silvestro per intenderci, riuscendo a mantenere la situazione sotto controllo ma così facendo arrivo ad essere troppo vicino alla prima cernia che seppur senza fretta mi scivola via sulla destra, invitando implicitamente il bestione dietro di lei a fare altrettanto. Provo il tiro lungo…troppo lungo… e vedo l’asta atterrare parallelamente sulla sabbia (l’incubo di ogni pescatore). Ogni scelta è una rinuncia lo sapevo e tutt’ ora vado fiero di praticare davvero una pesca selettiva e consapevole. Esco dalla grotta, ricarico, mi ventilo, riscendo e controllo: delle due sorelle neanche l’ombra… peccato! Mi devo consolare con un bel saragone di 600 grammi che assisteva alla scena sulla mia sinistra.
Decido di tornare in barca quando il mio carniere vanta due bei saraghi e due grosse corvine e trovo Vassilis e Katerina con un sorriso che rischiara il crepuscolo ormai prossimo.
IMG_20150615_200525Io le cernie le ho viste, loro le hanno catturate. Due esemplari di 10 e 6 chili fanno giustizia alle fatiche dei due instancabili pescatori. Siamo tutti molto soddisfatti dalla giornata e possiamo metterci di nuovo in viaggio sulla nostra casa galleggiante. Quanto è bello essere in questo mondo a tinte blu…
Ancorare, mangiare, dormire sotto le stelle, svegliarsi la mattina presto e riprendere il largo e poi ributtarsi in mare per pescare ancora: il tempo assume una dimensione che diventa come fosse il tempo di un’apnea che si dilata a dismisura, dove dentro trovi il tuo passato ed il tuo futuro, conscio di essere esclusivamente nel tuo presente. Il gabbiani e i delfini che ci accompagnano sovente in navigazione ci fanno sentire parte di un equilibrio che va oltre il nostro pensiero, che va oltre il nostro tempo vissuto, che in un certo senso ci rende appartenenti ad un ritmo che non ha ne inizio ne fine, mi permetto di dire qualcosa che ha a che fare con l’immortalità…
Il Meltemi, un forte vento locale, viene preannunciato dal bollettino meteo e così decidiamo di restare in porto e passiamo un’intera giornata ad Agonondas un piccolo porto ben protetto dal sapore degli anni 70.
Bimbi che fanno il bagno, pescatori che raccontano le loro storie e noi che sulla spiaggia gustiamo il pesce appena pescato e preparato da una Taverna del porto… che dire poi quando del buon vino bianco fresco annaffia i nostri sentimenti facendo sbocciare risate sugli aneddoti che inevitabilmente nascono come corollario della nostra avventura..
Come capitano della barca riporto l’equipaggio a considerare i tempi per un tranquillo rientro verso il porto di Volos, preventivando le ultime sessioni di pesca. E’ un po’ come dire ai bambini che tra un po’ bisogna smettere di giocare!IMG_20150617_205031_154
Ma il Mare della Grecia ha ancora belle sorprese da mostrare: in una sessione di pesca, un’altra scena magica mi attende durante un aspetto a 20 metri. Ad un tratto noto che la mangianza schizza impazzita senza una direzione ben precisa, cosa che mi porta a ricordare quando nelle acque della “mia” Elba pescando incontro un tonno.. vedo in alto stagliato nel blu un riflesso e cerco di capire ed immaginare la sua sagoma ma qualcosa di inaspettato si presenta maestoso: un’enorme manta con apertura alare di almeno 3 metri passa circa 10 metri sopra di me. Si inarca mentre il suo battito d’ali silenzioso la fa scivolare veloce. Mi sento piccolo e vulnerabile, ma vivo al cospetto di uno spettacolo immenso. Provo un senso di commozione fortissimo durante un aspetto che è diventato più una visione cinematografica che un tuffo in apnea. Risalgo lento, ispirandomi inconsciamente ai movimenti che ho appena visto ed una volta riemerso urlo la mia gioia verso le pareti a picco che mi circondano… l’eco mi risponde e lentamente scompare, come la visione che ho negli occhi che viene senza fretta sostituita dal mondo che mi circonda.
E di nuovo in barca, e di nuovo in navigazione e mentre sogno ancora il suono della lingua greca dell’equipaggio mi fa da sottofondo. “Tutto ok Carlo??” mi viene chiesto… “si ragazzi grazie, veramente tutto ok, non preoccupatevi, sto benissimo anche solo ad ascoltarvi, a percepire il sottofondo della vostra lingua così ritmica e musicale”.
IMG_20150619_102504E finalmente arriva il momento di fare vela e chiedere alla nostra barca, che definirei una bella signora, con tanto di trucco e gioielli, di togliersi il vestito da cerimonia e mettersi in tuta per fare un po’ di ginnastica.
Vento forza 5/6 Beaufort da Nord Ovest ci aspetta al largo fra Skopelos e Skyatos. Parto lasciando l’equipaggio dormire ma ben presto quando la barca comincia a sbandare, uno ad uno le facce assonnate spuntano dalle rispettive cabine. Il fracasso di qualche piatto finito per terra è stata la sveglia finale. Io sono iper eccitato; la randa è parzialmente rollata, così come il fiocco e procediamo di bolina stretta mura a dritta, ad una velocità di 5/6 nodi. E’ di nuovo gioia pura, contornata dalle creste spumeggianti, in un mare blu cobalto, sovrastato da nuvole che corrono veloci. Come sempre gli elementi la fanno da padrone e non c’è tempo per pensare ad altro oltre che a questo preciso momento della nostra esistenza che, proprio come quando si è sott’acqua, racchiude l’intero spazio temporale: una sorta di macchina del tempo… del proprio tempo che contiene l’infinito in un attimo: bello no?
Ci siamo, ultimo giorno di navigazione ed alla fine il porto di Volos è sulla nostra prua. L’ultima notte l’abbiamo passata sotto le stelle, in assenza di vento ascoltando il silenzio interrotto dal lieve sciabordio delle onde il canto insistente delle cicale e l’urlo talvolta straziante di qualche capra selvatica. Mi viene da pensare: alla faccia di internet e della televisione…IMG_20150617_192939
Siamo nuovamente al porto di Volos, scarichiamo la barca, faccio il check out e dopo i saluti calorosi sono di nuovo in viaggio con Alexandros verso casa di Vassilis ad Atene, questa volta con il finestrino di sinistra che parla di isole e Mare.
Passo l’ultima notte con il mio amico Vassilis dormendo nella sua stanza, che gentilmente mi ha lasciato a disposizione e che mi parla di lui e della sua passione smisurata per il mare.
All’aeroporto di Atene ci salutiamo felici di esserci ritrovati e ci diamo appuntamento a settembre all’Elba dove ci rincontreremo per festeggiare il mio matrimonio. Faccio il check in ed in attesa del mio volo RYANAIR, prendo il mio quaderno. Ho in mente una storia da raccontare che sa di mare, di vento, di pesci e di tante belle persone …
Carlo
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Settimana dell’Apnea per ragazzi e bambini: ciao pesciolini…ci vediamo prestissimo

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Piccolissimi pronti al tuffo!!!

Con oggi termina la Settimana dell’apnea per bambini e ragazzi:Una settimana ricca di emozioni, fatta di apnea ma anche tanta socialità e divertimento..

Grazie piccoli allievi perchè nell’insegnarvi l’Apnea voi ci aprite il cuore e l’anima,
Grazie SSI per darci gli strumenti tecnici per poter insegnare l’Apnea con metodo e divertimento
Grazie MARES per permettere che tutto ciò accada!!!

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Carlo Boscia, Giovanni Bianco,Federica Anzellotti

MARES Spearfishing

Prova in Mare del computer MARES per Apnea SMART

La cosa che mi ha colpito di più nell’utilizzare il nuovo computer per apnea SMART, è la semplicità del suo quadrante nel leggere le informazioni strettamente necessarie.

Freediving GroupIl nostro centro all’Isola d’ Elba da oramai 10 anni è un luogo di incontro di apneisti che portano con loro le esperienze, o in caso di allievi ai primi passi le loro esigenze (ancora più importanti), quindi testare il computer è stato davvero semplice!
Da subito buona l’impressione data dalla possibilità di cambiare la batteria in maniera autonoma senza essere obbligati ad aspettare lunghe attese dai rivenditori che unitamente ad un prezzo sicuramente accattivante fanno dello SMART un accessorio interessante.

Ma veniamo alle novità!

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Freediving for children

C’era una volta un pesciolino che non voleva nuotare in superficie….

“ Ma lo sa che a mio figlio piace più stare sott’acqua che nuotare”?
E’ questa una delle frasi che mi sono più sentito dire in questi dieci anni, da quando con Katabasis ho cominciato a proporre campi estivi di Apnea e sub acquaticità per bambini e ragazzi. E la cosa mi ha sempre fatto riaffiorare antichi ricordi di quando da piccolo venivo “caldamente invitato” dai miei genitori a prendere parte ad un corso di nuoto in una piscina; quello che haimè mi torna in mente sono le urla della mia istruttrice (un’austriaca di una delicatezza quantomeno discutibile), la fatica e la spossatezza nel fare quelle interminabili vasche avanti e indietro… e non per ultimo il gusto del cloro! Di certo non fu quella che si può dire un’esperienza stimolante e di certo non la scintilla per la quale decisi, più avanti, di dedicare la mia vita all’acqua nello specifico al Mare.
OLYMPUS DIGITAL CAMERA OLYMPUS DIGITAL CAMERA OLYMPUS DIGITAL CAMERAAl tempo, e parlo di una quarantina di anni fa, durante i corsi di nuoto assai poco era lo spazio lasciato al gioco; ci si prendeva la grande responsabilità di introdurre i piccoli allievi al mondo acquatico in maniera molto rigida e strutturata. Spesso poi capitava, e capita tutt’oggi, che il bimbo arrivasse con una carica emotiva ereditata dai propri genitori e che quindi avesse sviluppato paure ed apprensioni ingiustificate che bisognava quindi comprendere e superare. Ma non andava sempre così…
Altre volte invece, fortunatamente, il papà che andava in Mare o addirittura a pescare in apnea, diventava il più valoroso eroe, ovviamente da imitare!

Ma torniamo al bimbo che vuole stare più sott’acqua che sopra. C’è stato negli anni qualcuno capace di percepire le sue aspettative e di valorizzare le sue capacità? O forse si era troppo concentrati ad insegnare respirazioni e bracciate? Gli istruttori sono stati abbastanza sensibili per guardare oltre le corsia e al di la dello stile? Io credo non sia andata proprio così!
Fortunatamente negli ultimi tempi le metodologie didattiche sono cambiate e in un corso di nuoto viene integrata, soprattutto per i giovanissimi, la componente del gioco e della sub acquaticità detta anche Apnea! Continua a leggere

Freediving Fins

Perché abbiamo bisogno di una guida per scegliere le pinne giuste?

L’estate è un ottima occasione per rinnovare, acquistare o meglio farci regalare… qualche elemento della nostra attrezzatura per l’apnea tra cui le pinne.
Nella mia esperienza oramai decennale come istruttore di corsi di apnea a tutti i livelli, posso dire che le domande che molti allievi mi rivolgono riguardano come scegliere l’attrezzatura giusta, quella che si adatta ai loro obiettivi, alla loro struttura fisica e alle loro abilità in apnea.
Pinne CarbonioEcco perché ho deciso di scrivervi qualche consiglio a partire dalle pinne.
Ogni buona SCELTA parte dall’avere dei buoni CRITERI in base ai quali decidere.
In questo articolo ve ne propongo 4 e per ciascuno vi farò qualche esempio in modo che possiate orientarvi meglio. I criteri che ho scelto sono:

 

  • Struttura fisica;
  • Tipo d’utilizzo;
  • Livello di Apnea;
  • Capacità di spesa.

1.    Perché è importante considerare la struttura muscolare e scheletrica dell’apneista.

Carbonio, Plastica, Carbon Mix, Vetroresina; molti sono i materiali con cui vengono costruite le pale delle pinne per l’apnea e ognuno di essi offre una diversa resistenza all’elemento acqua. Questo cosa significa? Che se utilizzo una pala in plastica posso avere un buon rapporto prezzo qualità metre se invece scelgo la fibra di carbonio sicuramente sarò orientato verso un prodotto al top della gamma.
E la scarpetta? Quanto è importante avere i muscoli della caviglia bene allenati se si vogliono indossare scarpette rigide piuttosto che morbide. Una buona scarpetta ci permette di orientare correttamente la gamba, stare in confort e sfruttare al massimo l’energia propulsiva della gamba alla pala

2.    Se voglio andare a pescare, non indosso una muta fluorescente

Vi è mai capitato di fare un tuffo in profondità e quando iniziate la risalita dal fondo vi accorgete dalla spinta delle vostre pinne… che forse quel giorno sarebbe stato meglio indossare le vostre pale in carbonio J per ottenere una risalita più veloce con minor sforzo.
Questo per dire che a seconda del tipo di allenamento o della pianificazione dell’uscita in apnea e dell’utilizzo più frequente che ne fate, in base a questo effettuare la vostra scelta.
pinneUna buona pinna asseconda le esigenze dell’apneista che deve sempre essere cosciente delle sue esigenze in relazione alla sua forma ed alle sue aspirazioni. Certo non è necessario avere una pinna in carbonio per un principiante, ma è assolutamente indicato avere una pinna reattiva per chi ad esempio è abituato a pesca re per tante ore a quote impegnative.

3.    Se ho appena imparato a guidare… non mi compro una Ferrari.

Questo per dire che anche il nostro livello in apnea è un elemento da considerare per la scelta. Per un allievo al primo corso di apnea, che ancora deve perfezionare la sua tecnica di pinneggiata probabilmente l’acquisto più adatto non verterà sulla pinna in carbonio ultimo modello ma una bella pala in plastica possibilmente non troppo dura che sicuramente lo asseconderà nel suo lavoro di impostazione di una corretta pinneggiata.
Al contrario per un pescatore esperto che è abituato a pescare a quote importanti e che quindi deve essere ben attento a dosare le sue energie durante la risalita forse un carbonio può essere uno strumento quasi indispensabile

4.    Un occhio al portafoglio

Anche qui un consiglio non può prescindere dalla disponibilità di spesa dell’apneista:
Le spesa può andare da un modello base in plastica che può essere acquistato intorno ai 70 euro, per poi arrivare ad i modelli in vetroresina o carbonio più performanti che può raggiungere i 300 euro. Per tutti i piedi e per tutte le tasche insomma.
Spero che questo articolo vi sarà utile per fare una buona scelta della pinna che fa per voi. Esistono molti altri criteri di scelta interessanti e da condividere e per questo vi invito a scrivere dei commenti direttamente in questo BLOG, per farci sapere la vostra opinione e dare a tutti il vostro consiglio!

Carlo

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Diving e Freediving Center – Digitalizzazione Didattica SSI da Gennaio 2015

Presentata  venerdì 5 dicembre 2015 presso l’ Hotel dei Congressi a Roma quella che è definita la rivoluzione digitale del sistema didattico SSI.
In collaborazione con i Trainer di Roma Yme Carsana, responsabile di SSI Italia, ha illustrato le fasi salienti della digitalizzazione del sistema didattico, di recente presentato a Las Vegas durante lo svolgimento del DEMA Show nel mese di novembre.

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Tante le novità ma  andiamo per ordine:
il sistema prevede una sincronizzazione fra il nuovo supporto multimediale, la piattaforma ODIN integrata con il Loog book, già ampiamente utilizzata sul web e l’applicazione SSI per smartphone ed altri supporti (apple o android).  Tutte le informazioni confluiranno con quello che si può definire il cardine del sistema didattico (che non è un semplice PDF)  in modo da avere un’unica fonte di informazioni sempre sincronizzabili.
Elemento fondamentale è la possibilità di utilizzare la piattaforma  in consultazione e in compilazione sia on line che off line dando la possibilità agli allievi di studiare le lezioni, e rispondere ai quiz anche quando non connessi alla rete. Il sistema si aggiornerà poi automaticamente appena la connessione sarà ristabilita. Presto anche la possibilità di compilare i training records che verranno alla fine poi controfirmati per mantenere il valore legale del documento comprovante le attività svolte.

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Quiz allievi

Disponibile in oltre 30 lingue per Diving e Freediving Center il nuovo sistema si propone di rafforzare e valorizzare la relazione fra Istruttore e Facility, oltre che a garantire la completezza del servizio all’allievo. I vantaggi sono molteplici: abbattimento dei costi di acquisto e di packaging, la possibilità di evitare le onerose spese di magazzino, la reperibilità immediata dei dati e del materiale didattico degli allievi che sarà così sempre disponibile a portata di clik.
Non ultimo l’opportunità per azienda, istruttori e allievi di contribuire alla salvaguardia dell’ambiente evitando la oramai sempre più anacronistiche stampe su carta; il materiale cartaceo sarà comunque disponibile, durante il primo periodo di transizione, ma ad un prezzo decisamente inferiore a quello attuale. Il sistema verrà attivato dal prossimo gennaio del 2015 per lo Scuba, mentre per il Freediving l’operatività sarà rimandata al prossimo DEMA 2015, ovvero in novembre.

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Katabasis Freediving Center Isola d’ Elba

Con questo grande risultato SSI si conferma Leader delle agenzie didattiche presenti sul mercato mondiale, aprendo la strada ad un nuovo modo di intendere l’insegnamento delle attività subacquee.
Complimenti… proprio un bel lavoro!!!

Carlo Boscia

Pesca in Apnea

Ma cosa si insegna in un corso di Pesca in Apnea???

Questa è la domanda che spesso mi viene rivolta quando propongo oltre ai corsi cosiddetti di “Apnea pura” i corsi di Pesca in Apnea..
A dire il vero molti di questi interlocutori aspiranti pescatori finiscono poi, una volta fatto un bell’esame di coscienza, a chiedere  un corso di Apnea ma non è di questo di cui volevo parlare ora..
Vi sono invece pescatori autodidatti che ad un tratto non sanno più…che pesci pigliare (!!) e sentono il bisogno di evolversi; spesso non sono ne profondisti, ne fanatici, ma semplicemente amanti del Mare, appassionati che hanno ritrovato nella nobile arte della pesca il piacere di ritrovare se stessi e che tengono alla loro passione come una delle cose più preziose nella loro vita.

Pesca in Apnea

Pesca in Apnea

Ben attrezzati, con una forma fisica soddisfacente, alla ricerca di quel pescione che possa fargli vivere il sogno della loro vita, quell’attimo magico da molti definito ancestrale! Insomma chi arriva a voler frequentare un corso di pesca solitamente ha già un proprio bagaglio, sia apneistico che esperenziale e vuole progredire, ma non sa in che direzione. E come in tutte le attività che richiedono tecnica, studio e pratica incontrare un istruttore, un insegnate vero è una grande opportunità. Ma al di la delle capacità divulgative o meglio dietro queste vi è il programma didattico, che deve rispecchiare sia le ambizioni dell’allievo che il bagaglio di nozioni base o avanzate che  la “nobile arte” richiede.

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Apnea

Dal super uomo all’Apnea ricreativa

Da quando ho iniziato ad insegnare corsi di Apnea nel 2004, le cose sono cambiate un bel po’ nello scenario apneistico nazionale ed internazionale. Sempre più persone si sono avvicinate a questa splendida attività che come tutti gli apneisti sanno, ci coinvolge sia da un punto di vista fisico che mentale. Successivamente i primi metodi rivoluzionari di insegnamento, attorno al 1995 nati in sostituzione ad un Apnea legata al concetto di super uomo, altre didattiche ma soprattutto altri uomini si sono impegnati nello sviluppo di metodi di insegnamento concepiti per essere fruibili da un numero di persone sempre più ampio. Si doveva fare un ulteriore passo in avanti dopo che da un concetto di Apnea per super uomini si era passati a considerare maggiormente l’aspetto di apnea e benessere, ma fino a quel momento sempre legato ad un obbiettivo di performance; “stai rilassato e decontratto e vedrai che scenderai meglio lungo cavo”. Su questa falsariga tantissimi apneisti, attratti dalle immagini stupende di uomini sempre più profondi e di delfini sempre più sorridenti, si sono incontrati/scontrati con un concetto di Apnea che non sempre rappresentava ciò che l’immaginario aveva loro suggerito. Mancava ancora qualcosa forse per poter coinvolgere “l’uomo della strada”,portarlo a fare un corso di Apnea ed farlo appassionare.

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